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mercoledì 8 marzo 2017

Io so e ho le prove. Il ventennio della deregulation selvaggia delle banche al Teatro Nuovo di Napoli

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NAPOLI - Napoli, Teatro Nuovo, 3 e 5 marzo 2017.  Come si diventa una, giusta, cattiva compagnia? Come si trasforma una risorsa in un’arma? “Il mio cliente è troppo convinto che una banca non può giocare così sporco”, ma “io so e ho le prove”. Giovanni Meola riadatta le confessioni di Vincenzo Imperatore, il quale scrive e denuncia tutto ciò che ha vissuto nel e col sistema bancario, quando, come e perché “si concedevano prestiti ad capocchiam”.

martedì 14 febbraio 2017

Museo del Tesoro di San Gennaro, capolavori inestimabili. Incanto di una visita teatralizzata

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NAPOLI - Il Museo del Tesoro di San Gennaro è una collezione di capolavori inestimabili, gioielli di grandi valore storico e artistico. Vi si accede da un ingresso laterale della facciata del Duomo di Napoli ed è aperto tutti i giorni dalle 9 del mattino alle 17 del pomeriggio. Sabato 11 febbraio 2017, è stata una delle rare date in cui NarteA ha omaggiato gli ambienti attigui alla cappella di San Gennaro tra le atmosfere della sera.

giovedì 29 dicembre 2016

domenica 11 dicembre 2016

Avemmaria, di Emilio Nigro, nel foyer del Nuovo Teatro Sanità. A Napoli la poesia di un destino già scritto

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NAPOLI - Avemmaria di Emilio Nigro con Fabrizio Pugliese. Rassegna L'Altare di S., 4 dicembre 2016, ore 18. Napoli, domenica 4 dicembre 2016, nell’ambito della rassegna L’Altare di S. U.R.A. Teatro (Lecce) Avemmaria di Emilio Nigro è stato interpretato nel foyer del Nuovo Teatro Sanità. Un angolo di stile calabrese che narra la poesia di un destino già scritto.

martedì 1 novembre 2016

Al Teatro Bellini di Napoli “Bordello di mare con città”, con Enzo Moscato prosa e poesia di una emorragia luttuosa

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NAPOLI - “Ecco io nun ‘o saccio si a morte, la visione della morte, può qualcosa dint a capa nostra, se muove se accende…qualche luce, nu rimorso, che saccio? Na specie ‘e pentimento, desiderio di riscatto…” Napoli. “Bordello di mare con città” dal 25 ottobre al 6 novembre 2016 al Teatro Bellini in coproduzione tra Elledieffe (la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo diretta da Carolina Rosi) e Teatro Elicantropo.
“Adesso da qualche parte sta entrando molto fumo, molta polvere. Avranno appiccato il fuoco da qualche parte…i facinorosi…gli scalmanati…che la fanno da padrone …nell’assenza di qualunque protezione…”. Enzo Moscato nelle proprie vesti interpreta la serafica giornalista prevista nel testo di cui fu autore 30 anni fa dopo la morte di Ruccello. Lo scrittore è ai margini, narratore in una modalità affettiva che ricorda Hitchcock, apre e chiude il dramma svolto nell’ex casa chiusa che rappresenta la Napoli degli anni ‘80, o semplicemente un certo degrado morale adattabile in modo universale all’umanità tutta, poiché da sempre “l’ambizione è un mostro sterile che però riesce a partorire”.

Le atmosfere simboliche e i versi musicali di Paolo Coletta sembrano chiedere allo spettatore se i fatti di sangue, gli scandali o i miracoli, abbiano davvero una data di inizio e di fine nel tempo storico mai delineato nelle scene di Roberto Crea. 

Fra le luci di Cesare Accetta, i costumi di Alessandro Ciammarughi vestono il fior fiore delle interpreti: Imma Villa (Titina) e Fulvia Carotenuto (Assunta) duellano gigantesche, accompagnate degnamente da Cristina Donadio (Madamina), Ivana Maglione (Cleò), Sefora Russo (Betti) e Lello Serao (Il Cardianale). 

Carlo Cerciello ed Enzo Moscato

Prosa e poesia di una emorragia luttuosa. Tormento consapevole che solo la regia di Cerciello avrebbe potuto bilanciare. Il suo inconfondibile stile riesce, infatti, ad intersecare la narrazione tradizionale del primo atto con l’ “oratorio in fiamme” del secondo. La sterzata drammaturgica è forte. La “contrapposizione tra eros e sangue” (cit. Teatro e poesia in Enzo Moscato, di Fabrizia Ramondino) è simboleggiata, personificata e maledetta dal grottesco Cardinale quasi ex-posto alla vendetta di Assunta. Come evacuato dal feretro bianco di Betti, l’orco brama ancora nei versi “Lasciatemi nudo nella mia dannazione! Non allontanate le fiamme da me, dalla mia carne!”.

La partitura diviene rituale, confini di voci che si fanno corpo, volutamente senza una vera disperazione, per colei che “è caduta nel sonno del destino”. Il parossismo raggiunge l’apice nell'esclusiva autenticità del monologo che da solo vale tutto: “L’ hai fatt, Assunta? Pecchè m’è dato a chiagnere senza più na lacrima? Nun ero forse na madre pure io…?”. L’assolo della Villa, sviscera, inonda, piega a sé la grafia teatrale del dramma. È l’apice, il climax, è il mare in tempesta. “Rivoglio mia figlia e tutto il latte che l’aggio dato!”. Le ex signurine, svelano i loro segreti tragici con la contrazione estetica di una rappresentazione ibrida nel suo genere. La città è fuori che preme, ma i personaggi di Titina e Assunta hanno avuto una evoluzione tale da portare il furore scenico ad un bivio: spingere il patos fino all’estremo oppure rallentare, allontanare, in un chiaro-scuro pirandelliano. La scelta è di zoom – mare sul quadro etico di chi implora una logica “Pecché, io per prima, devo pagare?Quando abbascio pe’ vie, nu mar ‘e disonesti, nu mare ‘e delinquenti, ‘e criminali, nu mare ‘e Senza Dio, ‘e Senza Niente, manco o principio d’o dolore cunòscene, e allàgano, distùieno, fanno peggio do Diluvio, pecché?!”.

di Anita Laudando


sabato 29 ottobre 2016

“Liolà”, di Luigi Pirandello, reinterpretata nella deliziosa messa in scena di Arturo Cirillo. Grande Massimiliano Gallo

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NAPOLI - Liolà. Napoli. “Gallina che va e gira, col gozzo pieno si ritira”, proprio come i tanti e sentiti applausi per l’allestimento che inaugura la nuova stagione del Teatro San Ferdinando dal 19 al 30 ottobre 2016.  Tempi distesi, movimenti eleganti e vivacità campestre per la commedia in prosa “Liolà” di Luigi Pirandello, reinterpretata nella deliziosa messa in scena di Arturo Cirillo. Massimiliano Gallo è il Liolà che con scioltezza va ingravidando “ragazzotte di fuorivia” dei cui figli si fa carico, perché in fondo “dove sono i figli, è la casa”. Rifiutato da Tuzza (Giovanna Di Rauso), complotta e seduce la giovane moglie (Giorgia Coco) di zio Simone interpretato dallo stesso Cirillo.
Coralità deliziosa fra tutti gli artisti in campo, così ben accompagnati dalle musiche e dalla drammaturgia vocale di Paolo Coletta, che il testo si direbbe nato già così.

Milvia Marigliano è l’energica zia Croce, Sabrina Scuccimarra è solare nelle vesti di Moscardina, Antonella Romano unico e dovuto tono siciliano nelle vesti della Comare Gesa. Incantevoli Ciuzza, Luzza e Nedda  interpretate da Viviana Cangiano, Valentina Curatoli e Giuseppina Cervizzi. 

Particolarmente apprezzabile la scelta di dare spazio agli allievi della Scuola del Teatro Stabile di Napoli: Emanuele D’Errico, Antonia Cerullo e Francesco Roccasecca, sono come una favola pregna di brio nei ruoli dei piccoli Tinino, Calicchio e Pallino.

Cirillo si avvale, inoltre, delle scene agresti di Dario Gessati, di costumi delicati di Gianluca Falaschi e delle luci collaudate di Mario Loprevite, perché in fondo come ripete il testo “Chi cerca trova e chi seguita vince”.

di Anita Laudando


martedì 25 ottobre 2016

Filumena Marturano simbolo del patos senza differenza di genere, ceto o tempo in "Fuje Filumena" di Peppe Fonzo

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Luigi Credendino
NAPOLI - Fuje Filumena. Napoli, Nuovo Teatro Sanità: Fuje Filumena, prodotto dal Magnifico Visbaal, è andato in scena dal 21 al 23 ottobre 2016. Scritto e diretto da Peppe Fonzo, si può considerare una vera e propria prova d’attore. Luigi Credendino è all’altezza dello studio e della fatica dei personaggi tragicomici che popolano la tradizione teatrale partenopea da Eduardo a Ruccello.
La messa in scena si è confrontata con una drammaturgia audace, e ben riuscita, capace di riattualizzare una Filumena Marturano che diventa simbolo del patos senza differenza di genere, ceto o tempo.

Universalità e disincanto, monologhi e soliloqui, semplicità e complicità. Nessun eccesso nel testo e nell’interpretazione, solo tanto talento che viene fuori se si è ben diretti e che prende forma se si studia profondamente. Un solo uomo fra pochi oggetti e qualche taglio di luce ben pensato, eppure dal teatro si va via convinti di avere visto personaggi, luoghi, situazioni che pulsano per giorni.

di Anita Laudando


martedì 26 luglio 2016

Chiamatemi Paola Riccora. Come una signora dell’alta borghesia napoletana diventò commediografa di successo

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NAPOLI - “Voglio una commedia, donna Paola!”. E’ Eduardo De Filippo, che nei suoi esordi pronuncia questa richiesta imperativa ad Emilia Vaglio, in arte Paola Riccora, anagramma del nome del marito Caro Capriolo, l’avvocato che creò la Siae per la Sicilia e il Mezzogiorno.
Parliamo del testo “Chiamatemi Paola Riccora. Come una signora dell’alta borghesia napoletana diventò commediografa di successo”  di  Mariagiovanna Grifi (critica teatrale e dottoressa di ricerca in Storia dello Spettacolo) edito da “Ilmondodisuk  ”.
Secondo un vecchio detto degli inizi del secolo scorso, a Napoli si ritornava celebri, ma non lo si diventava, eppure non fu così per la signora del teatro che con tre virtù “intelligenza, grazia e semplicità” scrisse per la scena sin dal 1916.
Una vita dedicata al teatro quella di questa autrice dimenticata, o forse soverchiata dallo scandalo di una donna che per lungo tempo non rivelò la sua identità alla stampa.
La narrazione è pensata, vissuta e rivissuta, amata e riscoperta con precisione,  eleganza e leggerezza, del resto in Grifi scorre lo stesso sangue della donna  che negli Anni Venti non si limitò a ridurre pochade per le compagnie partenopee, ma fu stimata e apprezzata su scala nazionale ed internazionale perché “aveva il dono di guardare oltre la sua realtà sociale”.
Se “Emilia era una donna dai principi solidi e sani, per lei rispetto, onestà e coerenza erano una bussola della vita”, anche la pronipote autrice di questo gioiellino letterario, si muove con correttezza tra personalità e fonti, con  oggettività e integrità propria di una storica che afferra i fatti dietro gli aneddoti.
Eppure, lo spaccato civile e sociale che ci arriva di un’epoca e di una Napoli schietta e crudele ben nota agli intenditori, non ci è proposto in modo scontato, siamo di fronte a un saggio narrativo che sa creare legami tra le generazioni attraverso squarci di vita concreta.
Merito di chi ha creduto in una giovane autrice, come  Donatella Gallone che ha investito sulle capacità di Grifi, compresa quella di prendere le distanze dal suo lavoro commosso e appassionato, cosa per nulla facile in un’opera prima in cui sono implicate le proprie discendenze affettive.
Come bene espresso da Giulio Baffi, durante la prima presentazione tenuta il 18 marzo 2016, presso la Società Napoletana di Storia Patria, al Maschio Angioino nell’ambito dell’evento promosso dalla Luetec, “La Memoria Ritrovata”, l’autrice ha lavorato “su un tessuto di sentimenti che gli appartiene, ha compiuto questo lavoro emozionato e poi l’ha dovuto raffreddare”. 
Testi teatrali inediti, poesie e fiabe di Emilia sono incrociati con eventi e ripercussioni della micro e mascrostoria, con la città borghese ma anche con quella viscerale, con gli atteggiamenti sociali emersi attraverso pezzi di giornali conservati in cassetti di famiglia. Una risorsa trasversale per comprendere meglio il ruolo del teatro fra le due guerre, dinamiche e temi di critica teatrale, per  scrutare meglio nella vita dei De Filippo, della Serao, di Viviani, di Pirandello. Centoventi pagine del primo grande nucleo di emancipazione femminile italiana, attraverso una scrittura delicata e scorrevole.

martedì 19 luglio 2016

“Aspettando che spiova” con Luigi Credendino e Gianluca d’Agostino, il pubblico in un frammento pirandelliano dell’esistenza

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NAPOLI - Se va giù la quarta parete e siamo ai bordi di un lago termale, allora stiamo assistendo a un vero e proprio “TEATROallaDERIVA”. Domenica 17 luglio 2016 “Aspettando che spiova (La ventesima replica)” con Luigi Credendino e Gianluca d’Agostino. Spazio scenico: una zattera di circa 6 metri per 4; location: parco termale delle Terme Stufe di Nerone, al confine con il lago di Lucrino tra l’odore del mare che traspira magia.
E infatti Antonio è avvolto da una sorta di incantesimo che non gli fa ricordare la sua vera identità.
Sicura nei ritmi, la dinamica tra i  due attori fa emerge il talento di Luigi Credendino capace di sfumature tragicomiche che si seguono con curiosa attenzione.
Il testo scritto e diretto dallo stesso d’Agostino, ha tutto il sapore di un’opera prima per tratti di ingenuità, compensata però, da una freschezza tale che gli si perdona anche qualche volgarità a “cazzo” non funzionale in una cornice meta teatrale così meravigliosamente strutturata. L’allestimento, infatti, traghetta il pubblico in un frammento pirandelliano dell’esistenza, a spasso con la psiche di personaggi “custodi” di energia autentica. Gli interpreti pur consapevoli del fatto che “l'uomo su questa terra è un virus”  dichiarano di “non volere una vita da protagonista in una vita finta” e in un certo senso  preparano al dibattito post spettacolo coordinato dalla sensibilità e dallo spessore culturale del  direttore artistico della rassegna,  Giovanni Meola.

di Anita Laudando




venerdì 20 maggio 2016

Rigurgito di emozioni delicato e ironico sull'anoressia con Laura Cioni e “Io non introduco il nemico”

Rigurgito-emozioni-anoressia-Laura-Cioni
FIRENZE - “Io non introduco il nemico”. Laura Cioni è contornata da piatti bianchi, avvolta da pelle nivea, divorata da stoffe rosse. Lei, non offre “fame al tempo” ma instancabile racconta e vive nel monologo di Chiara Guarducci. Il 15 maggio 2016, lo spazio Magma di Firenze, in via Giovanni Boccaccio 44, ha offerto un rigurgito di emozioni delicato e ironico per parlare di anoressia. “Sono sola dentro il corpo per questo nutro le ossa”.
La fame che non vediamo è dietro al muro, dentro alle misure, sopra alle distanze di chi è affetto da disturbi alimentari. La drammaturgia di Guarducci è vorticosa, per niente scontata: è profonda. La regia è curata nei particolari, lo spettatore non resta deluso nemmeno quando la protagonista riassaggia i colori della vita senza spiegarci come ciò avvenga.
Forse è così, ci si rialza "Senza" un motivo cosciente ma solo se un piatto vuoto può contenere fame di vita.

di Anita Laudando

Laura Cioni

martedì 26 aprile 2016

Cinquew News alle ore 14,50 del 26 aprile 2016 raggiunge 1.000.000 (Un Milione) di Pagine Visualizzate. GRAZIE!

Cinquew News alle ore 14,50 del 26 aprile 2016 raggiunge 1.000.000 (Un Milione) di Pagine Visualizzate. GRAZIE!
ROMA - Il contatore di Blogger certifica, alle ore 14,50, del 26 aprile 2016: Cinquew News ha raggiunto 1.000.000 (Un Milione) di Pagine Visualizzate. Noi scriviamo: Grazie a Tutti!!! Da qualche minuto le statistiche del blog della piattaforma Blogger (precedentemente identificata come Blogspot) rilevano che il numero di pagine visualizzate di Cinquew News ha superato il milione (1.000.000).
Cinquew News offre notizie e opinioni su omosessuali, lgbt, donne, uomini, cronaca, scuola, film, teatro.

domenica 31 gennaio 2016

Il coraggio di sganciare Eduardo dalla sua ombra. A Firenze La Grande Magia del regista Vincenzo De Caro

Il coraggio di sganciare Eduardo dalla sua ombra. A Firenze La Grande Magia del regista Vincenzo De Caro
FIRENZE - La Grande Magia di Eduardo De Filippo, pirandelliana o no, è una chicca della cinematografia in bianco e nero. Il testo è del ’48, la guerra è ormai finita, ma ciò che lo storico Eric J. Hobsbawm definisce come “secolo breve” è nel pieno del suo compimento. Il dramma dell’esistenza sembra incastrato “in - ludere”. Spopolano, infatti, gli illusionisti, gli artisti dell’avanspettacolo, per dimenticare le brutture della guerra, direbbe lo storico. Noi che conosciamo, invece, l’amarezza delle “Cantate dei giorni dispari” (Commedie scritte da Eduardo dal 1945), ci lasciamo convincere dalla chiave interpretativa che ci presenta il teatro di varietà come una forma dell’arte di arrangiarsi, che non può essere incollata ad un unico stile artistico o dialettale.
Il testo è, dunque, in italiano, perché meglio spiega l’universale momento di un secolo che ha sterzato il mondo.

sabato 9 gennaio 2016

Seguiamo tutti in un varco improbabile il gatto Buricchio fino al centro della terra. Sussi e Biribissi a Firenze

Seguiamo tutti in un varco improbabile il gatto Buricchio fino al centro della terra. Sussi e Biribissi a Firenze
FIRENZE - Sussi e Biribissi anno 1902 e La Compagnia delle Seggiole. Teatro Reims 6 gennaio 2016 e Collodi Nipote. Minimo comune denominatore: Firenze e il suo centro nel mondo. Prima di diventare buoni lettori, è necessario allenarsi all’ascolto e se locuzioni esclamative e voci onomatopeiche riempiono la sala, allora siamo pronti a seguire in un varco improbabile il gatto Buricchio fino al centro della terra. Facile a dirsi quanto affascinante da farsi.
“Senti, Buricchio, se tu devi entrare in un buco, c'entri quando la terra è a zenit, o quando è a nadir? — Questa è bella ! — esclamò il gatto ridendo — io c'entro quando mi fa comodo” .
Marcello Allegrini, Fabio Baronti, Luca Cartocci, Luca Marras, Claudio Spaggiari e Sabrina Tinalli vivono una lettura drammatizzata che tiene accesa la fantasia di grandi e piccini. Nell’allestimento di Daniele Nocciolini, la regia e l’adattamento narrativo sono di Claudio Spaggiari, le suggestioni musicali di Vanni Castori.

domenica 1 novembre 2015

Vita di Galilei al Teatro della Pergola di Firenze. L'ossessione per la conoscenza attraverso il maestro Lavia

Vita di Galilei al Teatro della Pergola di Firenze. L'ossessione per la conoscenza attraverso il maestro Lavia
FIRENZE - Teatro della Pergola di Firenze e il teatro Stabile di Torino in barba alla crisi danno vita a Galilei. “Leben des Galilei”. Dramma in prosa e in versi in quindici quadri di Bertolt Brecht. “Vita di Galilei” diretto da Gabriele Lavia, rappresentato quasi integralmente in più di quattro ore. La stagione teatrale del Teatro della Pergola di Firenze, fa così il suo ingresso ufficiale il 28 ottobre 2015.
Siamo nel 1609 e Galileo Galilei è docente di matematica allo Studio di Padova, scontento della magra retribuzione garantirgli dalla Repubblica veneta, riesce a ottenere un aumento spacciando per propria l’invenzione del telescopio.

domenica 25 ottobre 2015

A Firenze grande danza. Stravinsky: Le Sacre. Virgilio Sieni. Undici anime vestite di corpi

Al Teatro della Pergola ballerine nude per interpretare il “Preludio”. Nude oltre la pelle, in lotta con la gravità
Virgilio Sieni Le Sacre (Casaluci 2015)
FIRENZE - Firenze 22 e 23 ottobre 2015, al Teatro della Pergola grande danza. Stravinsky: Le Sacre. Virgilio Sieni. Undici anime vestite di corpi: Ramona Caia, Claudia Caldarano, Vittoria De Ferrari Sapetto, Patschraporn Distakul, Giulia Mareddu, Sara Sguotti, Jari Boldrini, Maurizio Giunti, Giulio Petrucci, Rafal Pierzynsky, Davide Valrosso. Vero organismo, oltre che corpo di ballo, il 22 e il 23 ottobre 2015, ha trasudato l’infinito sulle tavole del Teatro della Pergola di Firenze.
Sei ballerine nude per interpretare il “Preludio”. Nude oltre la pelle, in lotta con la gravità della terra, si sciolgono nello spazio come partitura viva.

martedì 4 agosto 2015

“Manuale di manutenzione sessuale per uomini e donne”, di J. Fuentes. Tante domande "Dalla terrazza"

NAPOLI - “Non sierve che la penetra milioni de volte…el sesso està nel cerviello!” Ammiccando sguardi e respirando verve, nella location mozzafiato qual è la terrazza del Grand Hotel Parker's al Corso Vittorio Emanuele 135 di Napoli, la domanda è: cosa vuole un uomo da una donna e cosa vuole una donna da un uomo?
Se la domanda è semplice e diretta come Irene Grasso, la risposta è divertente e sincera come Antimo Casertano.
I  protagonisti del “Manuale di manutenzione sessuale per uomini e donne” di J. Fuentes, giocano tra la musicalità della lingua spagnola e la cadenza partenopea, mesticanza un po’ forzata per l’interprete dello chef che si racconta al suo primo appuntamento, ma l’equilibrio scenico è tale da restituire stile e carattere da “emborrachado” a tutta la vicenda.

martedì 26 maggio 2015

A Firenze “Vero su Bianco. Disegni sussurrati per parole su tela”. Ma perché non hanno messo in atto l'idea?

FIRENZE - In una cornice che unisce tradizione ed eleganza, il Teatro del Sale fa spettacolo di gusto e simpatia. Pubblico multietnico e odori sani. Sono proprio i cuochi a vista, del maestro Fabio Picchi, a conquistare applausi la sera del 21 maggio 2015 a Firenze presso Via de' Macci 118 in Sant'Ambrogio. In effetti, sparecchiati i tavoli l’atmosfera è cambiata: “Con egoismo bestiale abbiamo fatto uno spettacolo che faccia star bene a noi” i due perfomer aprono così “Vero su Bianco. Disegni sussurrati per parole su tela”. Mai apertura fu più sincera. L' idea avrebbe potuto funzionare se fosse stata messa in atto o almeno rispettata nel sottotitolo.
La location scelta è suggestiva, il palco molto grande, le luci giuste, gli astanti ben predisposti dopo una cena di rara bontà. Ma  i “Momenti di trascurabile felicità” letti da Riccardo Goretti sono rimasti tali. Una lettura drammatizzata (ma poi nemmeno tanto), caricata sugli “Effetti collaterali” di Woody Allen avrebbe dovuto o voluto o potuto far salire un po' il climax del gioco.

martedì 28 aprile 2015

Filippo Timi racconta la sua “Favola” al pubblico del Teatro della Pergola, universale e contemporaneo

favola alla pergola di firenze
FIRENZE - Se l’incipit perfetto di ogni favola è “c’era una volta…”, allora Filippo Timi, dal 21 al 30 aprile 2015, racconta la sua “Favola” al pubblico del Teatro della Pergola di Firenze con un taglio  universale ma contemporaneo: “C’era una volta una bambina. E dico c’era perché ora non c’è più". In squadra con due attori di qualità indiscussa, i versatili e affidabili Luca Pignagnoli e Lucia Mascino sanno come usare cliché senza abusarne. La produzione Teatro Franco Parenti sostiene la scena in ogni dettaglio funzionale al titanico Timi, che intento a “resistere dietro la bugia di un sorriso”, gioca fra le vesti fru fru di una drammaturgia che non si prende mai troppo sul serio fra suoni dolci o aspri.

lunedì 9 febbraio 2015

“Improvvisamente l’estate scorsa” (Suddenly, Last Summer), protagonista indiscussa Elena Russo Arman

firenze
FIRENZE - La regia di Elio De Capitani, opera “Improvvisamente l’estate scorsa” (Suddenly, Last Summer). La pièce teatrale di Tennessee Williams è un thriller psicologico che volutamente strizza l’occhio alle atmosfere di  Hitchcock. Prodotto dal Teatro dell'Elfo, le repliche fiorentine presso il Teatro Della Pergola sono state un successo di bellezza e emozioni. Dal 3 all’8 febbraio 2015 il passaparola è stato il feedback positivo che ha tenuto gli spettatori 1 ora e 50 con gli occhi imprigionati sul palco. Cristina Crippa che interpreta Violet, disegnata nei costumi lattescenti di Ferdinando Bruni, è leonessa che sbrana attraverso la convinzione che “crolleranno le sue menzogne, non la mia verità: La Verità”. Quale potrà essere la verità per la madre che non accetta la morte del figlio Sebastian, ma nemmeno ne ha accettato fino in fondo la vita nel suo diritto all’autonomia?
I riferimenti a “Santa Sangre” di Alejandro Jodorowsky grondano da questo personaggio inquietante, originale e universale allo stesso tempo.
Le scene di Carlo Sala impattano immediatamente il pubblico, trasportandolo in una selva profonda, che i suoni di Giuseppe Marzoli enfatizzano come una eco fra gli impulsi della mente.