Radici, arte a Udine. Come mostrare l'identità da un punto di vista differente

UDINE - L’arte, incontra la città nell’arte. Cosa penserebbe Gino Valle di Radici? “Probabilmente gli sarebbe piaciuto”. L’arte si è mostrata in tutta la sua meravigliosa bellezza e ha dialogato, lo ha fatto con la città (Udine), ma soprattutto lo ha fatto con le persone (udinesi e non). Gli artisti, ognuno a proprio modo, hanno ‘preso’ le storie di chi ha fatto il dono di ‘offrirle’ - e si, trasudavano anche di dolore e di difficoltà - e le hanno rese arte. Le hanno donate a tutti i presenti in forma di danza, di musica, di light painting.

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“La serata ha funzionato”, come ha spiegato Francesco Rossi, dell’associazione culturale Modo, che ha curato il progetto Radici. “Abbiamo scelto un luogo che non possiamo – anzi, oggi dobbiamo parlare al futuro, potevamo – che definire insospettabile. Eppure abbiamo testato che il Monumento alla Resistenza di piazza XXVI luglio, a Udine, funziona come spazio per delle performance artistiche”: Alessandro Berti, Leo Virgili, Francesco Rossi, Paolo Paron, Roberto Amadeo, Davide Vettori, Cosimo Miorelli, Angelica Margherita, Andrea Rizzo, Marta Bevilacqua e del Collettivo BridA, sono stati capaci di riempire il vuoto che tutti i giorni contraddistingue quel luogo tanto discusso.


“Con Radici – ha proseguito Rossi - abbiamo dimostrato che questo spazio può servire anche per eventi di questo tipo. Ovviamente purché si confrontino con le tematiche più adeguate e capaci di rendere contemporaneo il messaggio del monumento”. 


In proposito impossibile non domandarsi cosa ne penserebbe Gino Valle (autore dell’opera assieme a Federico Marconi, allo scultore Dino Basaldella e al designer Sandro Conti) secondo cui quel luogo sarebbe dovuto essere uno spazio per la ‘meditazione’, dove chiunque sarebbe potuto andare per un attimo di riflessione, “cosa che non è”.

Secondo Marco Busolini – che si è occupato della ricerca storico-architettonica, con la supervisione del responsabile scientifico, Luca Giuliani – Valle “avrebbe reagito positivamente. Perché la sua idea del monumento era di tipo urbanistico, ovvero, quello doveva essere un luogo ‘da vivere’, percorrendolo. Non uno spazio da contemplare semplicemente, come siamo soliti fare con ogni altro monumento.


Quindi sì, credo che avrebbe apprezzato la performance di Radici che ha esplorato tanto il carattere evocativo del luogo, quanto la sua forma fisica, geometrica”.

"Attraverso questo progetto" - sostenuto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia - “abbiamo guardato l'identità da un punto di vista differente, tale da metterci nella condizione di accettare quello che siamo realmente. Le radici – spiegano dall’associazione Modo - non sono in questo contesto ciò da cui tutto nasce, ma ciò a cui si torna quando non si sa chi si è, quando si è incerti”.

Il monumento di piazza XXVI Luglio (che potrebbe diventare Monumento Nazionale, la richiesta è già stata inoltrata) è da subito risultato il luogo ideale per accogliere questa riflessione così ‘fuori dalle righe’. Perché non tutti sanno che la città di Udine ricevette una medaglia d’oro al valor militare per la guerra di Liberazione, e che proprio allora si volle un luogo che ricordasse la Resistenza proprio lì, in quella piazza che già ospitava il Tempio Ossario, costruito in memoria, invece, dei caduti della Grande Guerra.

“Un evento come Radici – ha spiegato l’assessore alla cultura del Comune di Udine, Federico Pirone - rafforza la scelta fatta dal Comune di tentare un riconoscimento del Monumento a Nazionale. L’evento è stato una prova ben riuscita che dimostra come “anche in futuro, possa diventare cornice di un palcoscenico ideale di altri appuntamenti di carattere culturale. La nostra – ha proseguito Pirone - è una città che ha voglia di sperimentare, e questo viaggio affascinante nella memoria, questa contaminazione tra discipline artistiche diverse, va in questa direzione”.

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