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La storia vera di una transgender condannata al rogo nella Venezia del XIV secolo

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RAVENNA - Uscirà il 20 aprile 2017 il nuovo romanzo di Marco Salvador, Processo a Rolandina. La storia vera di una transgender condannata al rogo nella Venezia del XIV secolo. Venezia, 1353. Da anni una giovane donna gira per Rialto con le sue ceste di uova da vendere. Ma fare la venditrice ambulante non basta a sopravvivere, tanto meno a realizzare il sogno di aprire una bottega tutta sua.

Per questo fa anche la prostituta. Nonostante ciò, essendo bella, gentile e sempre disponibile ad aiutare i vicini, è amata e rispettata. Poi un giorno arriva una denuncia per sodomia e sorge il sospetto che la giovane non sia veramente una donna. 

Inizia così un processo che è un calvario, perché anche nella laica e illuminata Venezia la sodomia è reato, perfino tra maschio e femmina. Quando poi si scoprirà che femmina esattamente non è, non avranno pietà. E per Rolandina, un personaggio realmente esistito, la prima transgender documentata nell’occidente cristiano, è la fine.

Marco Salvador, oltre a essere scrittore tradotto in varie lingue, è uno studioso del medioevo. Per Piemme ha pubblicato sette opere che sono uno specchio lontano del presente e che, dietro la facciata del romanzo storico, nascondono un feroce attacco al potere. 

Per Fernandel ha già pubblicato La casa del quarto comandamento (2004), un romanzo dedicato alla condizione degli anziani costretti in case di riposo, e Il maestro di giustizia (2007), romanzo d’amore e di spionaggio che affronta in modo anticonformista il tema dell’eutanasia. 

Marco Salvador

L'incipit. Se il mattino di un qualsiasi giorno feriale del settembre 1353 uno di voi fosse stato a Venezia e avesse deciso di andare dal ponte di Rialto fino alla chiesa di San Matteo, gironzolare da quelle parti e ritornare al ponte percorrendo Ruga dei Spezieri e Ruga dei Oresi, probabilmente si sarebbe imbattuto in Rolandina Roncaglia. 

L’avrebbe notata sicuramente, per l’avvenenza. E sarebbe bastato un secondo sguardo per coglierne anche la grazia, nonostante le vesti da popolana e, uno per braccio, due cesti colmi di uova da vendere. Se poi si fosse fermato a osservarla meglio, sarebbe rimasto sorpreso dall’eleganza dei gesti e dalla musicalità della voce mentre, con un sorriso luminoso, offriva la sua merce e ne decantava la freschezza.

Se invece avesse fatto quello stesso percorso all’imbrunire, oltre a dover aguzzare la vista per penetrare le ombre che si stavano addensando in porteghi e sotoporteghi, sarebbe stata necessaria un po’ di curiosità per scorgerla mentre si prostituiva. Nulla di più perché, una volta individuata, si distingueva anche in quella situazione. In lei non vi era la sfrontatezza delle altre nell’adescare il passante, tantomeno la volgarità nell’esibire il corpo e nel promettere delizie. Anzi, sembrava una alla sua prima volta. Timida, quasi vergognosa del suo vendersi.

A spingerla per calli e portici al calar del sole era in parte il bisogno. Il ricavato della vendita delle uova bastava a malapena a pagare l’affitto di due modeste stanze nei pressi della chiesa di San Cassiano e a mettere in tavola pane e acqua. Certo non le avrebbe permesso di vestirsi dignitosamente e di avere d’inverno legna a sufficienza per il focolare. Inoltre, e questo era l’altro motivo per cui si prostituiva, non le avrebbe neppure permesso di aggiungere qualche ducato ai risparmi perlopiù derivati dalla vendita della casa e della poca terra paterna...

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