Alghero, una cultura che ha saputo recuperare le sue identità catalane. A Taranto ci si è specializzati nelle sagre del pesce fritto



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Pierfranco Bruni e Mauro Mazza
COSENZA - Un tempo si faceva cultura e ora trionfano le sagre e Taranto, Grottaglie, Manduria sono superate da Aliano, Alghero, Ostuni e Cosenza candidate a Capitali della Cultura… Credo che il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo abbia fatto una scelta oculata nel definire le 21 città candidate come città capitale della cultura per il 2018. Entrano nell’attenzione valutativa una serie di grafiche che permettono di leggere le città italiane attraverso la presenza delle iniziativi, delle attività, delle attenzioni verso una cultura che abbia un senso sia sul piano metodologico sia piano gestionale sia sul piano progettuale.
Le città che fanno cultura devono essere in grado di inventare  anche una idea di culturale sia sul materiale depositato, ovvero vocazioni, sua in una prospettiva vitale in un tempo che consuma e ricicla tutto. Gli eventi sono la cosa fondamentale. Ma gli eventi sono modelli veicolanti e sinergici di una tale importanza, tanto da creare raccordi tra città e tra modelli grazie a fasi protocollari.
Alghero, un esempio, è segno tangibile di una cultura che ha saputo recuperare le sue radici e le sue identità catalane proprio attraverso la Catalogna che è tradizione civiltà.
Ostuni è turismo, ma è un turismo che si muove anche attraverso manifestazioni culturali che diventano eventi in una dialettica consistente. 
Grottaglie ha il materiale primo ma non riesce a valorizzarlo e ci sono forti responsabilità di base per una mancanza di idea progettuale: gli assessori alla Cultura non hanno avuto la capacità di fare cultura in modo progettuale. La verità! 
Aliano è un piccolo centro i cui obiettivi sono stati sempre quelli di dare un senso alla cultura anche attraverso la presenza delle opere e dell’immaginario di Carlo Levi.
Taranto invece pur avendo avuto personalità culturali di primo piano non è riuscita neppure a realizzare un parco letterario a Raffaele Carrieri, poeta invidiato in tutto il mondo, e mi consta perché sono stato io a presentare un progetto per un parco, ma agli amministratori non interessava. 
Allora di cosa vogliamo discutere?
Di Cosenza? Sarei partigiano e a giusta ragione. Ma Cosenza, neppure centomila abitanti, ha una Università che si chiama Università (lasciamo perdere la polemica sull’Università di Taranto, ma sempre un campo in estinzione…), un Teatro Comunale, storico, la sede regionale della Rai, la Biblioteca Nazionale, un Museo d’Arte moderna e degli Istituti scolastici che hanno rivoluzionato il pensare moderno nella tradizione. 
A Taranto e provincia ci si è specializzati nelle sagre del pesce fritto e a Grottaglie nelle sagre della polpetta. Questo è ciò che si sente e si vede. 
Ma pensate che Cosenza ha avuto assessori alla cultura che vanno da Franco Piperno (si ricorderà…) a Vittorio Sgarbi. Ma Taranto, Grottaglie, Manduria… non pensano che sia necessario uno scatto di orgoglio forte, perché l’assessore alla cultura deve per forza essere un provato tenico e manager della cultura e non un docente, un presidente di associazioni culturali locale e così via. 
Questo si chiama scatto culturale praticato con la capacità di leggere un prospettiva. 
Perché un fatto è certo. 
Ormai non se non si rientra in questi circuiti di capitale della cultura  è meglio che l’assessorato alla cultura si abolisca e un funzionario addetto faccia ordinaria amministrazione. 
È polemico il mio discorso? Forse. 
Ma a Taranto non c’è un progetto culturale dal 1999. A Maruggio dal 2008, ovvero da quando hanno fatto cadere il Premio Internazionale Mediterraneo. 
Ecco, Maruggio è stato un esempio emblematico. Per alcuni anni è stato al centro degli eventi internazionali, basta scorrere le riviste di quegli anni, poi è finito perché è cominciato il momento di sgozzare la cultura. 
Ci sono riusciti, ma ad essere stati sconfitti sono tutti i cittadini, i turisti, i territori vicini e la cittadinanza. Così agli amministratori va bene. Anzi ottimo. 
Ma la cultura non muore, è morta già. 
Quando a Taranto si facevano il Magna Grecia Festival e le mostre su De Chirico, Futurismo, Belli è un tempo finito (1995 – 1999) come è un tempo finito quando Maruggio e il Premio Mediterraneo vennero definiti dai canali della Rai, senza che ancora ci fossero le classifiche, capitale della letteratura mediterranea… 
Si rifletta  e poi si rifletta ancora Taranto è stata candidata come patrimonio UNESCO e anche il territorio che va da Laterza a Maruggio…
Quando un tempo si faceva cultura e ora si fanno le sagre…



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