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Tfa dimostrazione del fallimento della pubblica istruzione, avanti i disonesti. Angela Lonardo comparsa di una farsa

Tfa dimostrazione del fallimento della pubblica istruzione, avanti i disonesti. Angela Lonardo comparsa di una farsa
CASERTA - Compito del giornalista è raccontare ciò che vede o sente, chiaramente dopo averne provato l’attendibilità. Mai come in questo caso vi racconterò ciò che ho visto, dal momento che vi riporterò un'esperienza vissuta in primissima persona, con la promessa di essere oggettiva e imparziale nell'esposizione di fatti e considerazioni. Dal 14 al 17 luglio 2014 sono stata una dei 150mila partecipanti (per 29mila posti nelle varie regioni) alle prove preselettive del Tfa (Tirocinio formativo attivo). Per chi non lo sapesse si tratta dell’unica strada possibile per l’abilitazione dei docenti a partire dal 2012.
Tre giorni diversi, tre scuole differenti per altrettante classi di insegnamenti. Unica, invece, la modalità d'esame: un test con sessanta domande a risposta multipla in due ore di tempo. Premessa importante: questo articolo è stato scritto senza sapere gli esiti delle mie prove. Dunque, esso non scaturisce affatto - come qualcuno potrebbe pensare - dalla rabbia di non avercela fatta. Al di là di qualsiasi risultato, quello che voglio testimoniare è un sistema che non va, che più che fare acqua da tutte le parti si può dire completamente affondato. Quello che mi muove a scrivere, quindi, non è frustrazione o delusione personale, ma sono amare constatazioni su come il nostro Paese sia sempre più abile, piuttosto che a trovare qualche modo per dare lavoro a chi ha passato anni sui libri, a creare stratagemmi per impedire che ciò avvenga. Credo fermamente che il Tfa sia la dimostrazione più evidente del fallimento della nostra pubblica istruzione. La maniera in cui sono state strutturate le prove, i contenuti, lo svolgimento, i costi: sarebbe da discutere e da rivedere davvero tutto. Per brevità mi concentrerò sui due punti che, a mio avviso, meritano attenzione. 
Punto primo: le domande del quiz preselettivo. Come accennavo, le domande sono 60. Dieci di queste sono relative a un testo del quale se ne richiede la comprensione. Le altre 50, invece, riguardano, le materie che si dovranno insegnare. Detta così non c'è nulla di strano: è chiaro che un aspirante professore di italiano, storia, latino o greco debba conoscere la sua disciplina. Il problema è che ai candidati del Tfa non si chiede la conoscenza della propria disciplina, ma tutto lo scibile. Per prepararsi al quizzone non esiste nessun programma a cui fare riferimento, si suppone pertanto che si debba avere una preparazione assoluta. Se, ad esempio, si vuole insegnare italiano, si dovrebbero sapere tutte le opere letterarie scritte da quando è nata la letteratura ad oggi (dai versi o passi a memoria alla data di pubblicazione fino alle trame nel dettaglio ed ai personaggi anche secondari di opere minori). Insomma, il candidato deve essere un'enciclopedia vivente. E' bene sottolineare che la maggior parte delle domande riguardano argomenti che non si toccano minimante né alle scuole superiori né all'università. Ed è altrettanto opportuno evidenziare che sia professori di liceo sia docenti universitari non saprebbero rispondere alle domande poste agli aspiranti insegnanti.
Punto secondo: sorveglianza e telefonini. In un concorso pubblico è noto che debbano esserci equità e imparzialità, tutti dovrebbero essere messi nelle stesse condizioni. Ma per la prima prova selettiva del Tfa così non è stato. Se molti hanno copiato da tablet e cellulari, ad altri nel proprio banchetto non era concesso quasi di alzare la testa dal foglio. Insomma, se qualcuno non aveva solo che da appellarsi a qualche santo per sapere la risposta esatta, qualcun altro poteva contare sull'amico Google. Logicamente, si possono trarre presto le conclusioni sulle conseguenze di questa disparità di atteggiamento da parte di chi era preposto alla sorveglianza: in alcuni casi ad avere la meglio non saranno i più meritevoli ma, a seconda di come la si voglia pensare, i più fortunati o i più disonesti. 
Per chi non sapesse la procedura un piccolo ragguaglio su come funziona: chi supera il quiz non ottiene nulla, solo l'accesso alla seconda prova, ancora una volta scritta, e quindi con possibilità di scopiazzamenti. Chi supera la seconda ha poi diritto di partecipare alla terza, questa volta orale. E chi supera tutte e tre le prove non è detto possa esultare: alla fine si somma il punteggio ottenuto, e visto che i posti a disposizione sono pochi, solo chi ha il punteggio più alto passa. La cosa più sconcertante è che questa estenuante trafila non serve ad avere un lavoro, ma solamente la prospettiva un po' più concreta di esso. I fortunati ammessi al Tfa dovranno sborsare tra i 2.500 ed i 3mila euro, solo per vedersi inseriti in un'altra graduatoria, quella degli abilitati. Chiaramente sempre precari. Il vantaggio in più è che loro, qualora dovesse esserci un concorso, potranno partecipare. Dunque sarà poi un altro concorso a fare un'ulteriore scrematura. La sensazione è che il Tfa sia solo un modo per fare cassa, (per la sola partecipazione bisogna pagare dai 50 ai 150 euro), e come esso è stato concepito sbarri la strada a molte persone valide. Io, in questi tre giorni, più che una candidata mi sono sentita come la comparsa di una grande farsa. Percorso di studi ineccepibili, amore per ciò che si è studiato, capacità e conoscenze (non nozioni), non contano più in questo Paese che non dà più opportunità vere a chi ci rimane. I miei complimenti a chi ce la farà con le proprie forze. Mentre ai colleghi onesti che non ce la faranno, mi sento di dire che a non avercela fatta è la scuola italiana, che esattamente come il Paese, è venuta a mancare di meritocrazia e ad abbondare di furbetti e persone che sapendo di non poter contare su se stessi cercano sotterfugi. Se prima erano solo le classiche raccomandazioni, oggi vi si aggiungono gli espedienti tecnologici. Peccato che segnalazioni di irregolarità, denunce, contestazioni, e ancora più in generale contrarietà su un intero sistema che dovrebbe essere rivisto, non tocchino minimante il Miur. Ma non c'è da stupirsi se nella democratica Italia, ancora una volta, non si ha voce in capitolo. Bisogna solamente pagare, partecipare e sperare che vada bene (oltre che le cose cambino, ma questa è una speranza vana).

di Angela Lonardo

Commenti

  1. Sul fallimento della pubblica istruzione non ho dubbi! Tfa-farsa che serve soltanto a battere cassa?! Posso essere d'accordo... in effetti non c'è in palio un posto di lavoro ma soltanto la possibilità di accedere a un tirocinio abilitante della durata di un anno, con tanto di esami finali da superare, per la modica cifra di 2.500€ da sborsare alle università... solo questo dovrebbe bastare a far comprendere la malattia del sistema! Ma per quanto riguarda i presunti "furbetti" di cui si accenna nell'articolo mi viene un po' da sorridere... che ipocrisia! Prima denunciare la pantomima del miur, il metodo fallato, la chimera di una stabilità lavorativa e poi prendersela con chi cerca di farcela, magari avendo già alle spalle anni di insegnamento... qui non si tratta di essere furbi o disonesti, qui si tratta di essere disincantati, incazzati e determinati ad aggirare un sistema di reclutamento alienante! Magari avessi avuto io un'amica (o google) l'altro giorno vicino a me con cui scambiare due parole! Ma che scuole avete fatto? Non vi siete mai sostenuti a vicenda con il compagno di banco? Troppo bravi per non avere mai avuto bisogno di un aiuto? Beati voi! Comunque, sia chiaro, nessuno vi ha costretto alla vostra integrità morale e le libere scelte si pagano: sarete sicuramente degli insegnanti migliori!

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    1. Marta... tu sei l'immagine dell'italiano medio, che parla al cellulare mentre guida, che salta la fila, che ruba appena può, perché copiare in un concorso pubblico è scorretto, squallido e puerile. Se sei tanto decisa a farcela nel lavoro e nella vita puoi anche sceglier un altro lavoro, puoi anche usare il cervello per costruire qualcosa dal niente, chi usa le sue capacità per imbrogliare rimane imbroglione e se diventerà insegnante insegnerà quello che è stato nella sua vita. E' proprio per questo che il sistema è marcio, perché dall'altra parte della cattedra, sulla poltrona, sono seduti degli imbroglioni e dei disonesti, proprio quelli che la pensano come te.

      N.B.
      Non ho partecipato al concorso e non ho nessun interesse a diventare un impiegato dello stato.

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  2. Non perdo tempo a commentare le offese personali ma una cosa mi sfugge... io e Lei ci conosciamo? Strano... perchè vede, da buona italiana media, di solito giro alla larga dalle persone come Lei.
    Comunque Le consiglio di rileggersi il mio commento perchè penso abbia travisato un tantino il senso delle mie parole, ma probabilmente sono stata poco chiara io scusi, colpa della mia "medietas" linguistica! Comunque mi permetta una precisazione: fare l'insegnante supplente precario a vita non equivale a fare l'impiegato statale! Se pensa davvero che le due professioni siano minimamente avvicinabili mi fa piacere, mi rasserena e mi toglie un peso, perchè vuol dire che l'italiano medio in questione ha cambiato volto.
    La ringrazio per il gentile commento e Le auguro una buona continuazione.

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  3. Ciao! Sono un'abilitata TFA e due anni fa ho dovuto affrontare le tre prove che descrivi. Ti rispondo perché generalmente condivido il tuo odio ma vorrei fare qualche puntualizzazione. Piccola premessa: se sei indignata già da adesso, quando poi affronterai l'anno di fuoco del TFA preparati ad avere un fegato delle dimensioni di una palla da bowling. Tolti gli orari impossibili, il sacrificio economico e la totale mancanza di rispetto degli abilitandi-lavoratori, ti troverai nel mezzo di battaglie sindacali e lotte contro un sistema che mostrerà davvero la sua faccia più criminale (mi riferisco all'aberrante questione PAS-TFA, se non sai di cosa parlo ti invito caldamente ad informarti perché è giusto che tu conosca TUTTI gli svantaggi e le frustrazioni di cui sarai vittima se ti abiliterai).

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  4. Passiamo alle prove selettive. Inizierò dal punto secondo. Io ho svolto i test selettivi in un'università delle Marche per quanto riguarda le classi di concorso dell'inglese. Leggendo il tuo post rimango letteralmente allibita perché, tra tutte le maledizioni che ho mandato alla prima prova, tutto ho potuto dire tranne che ci siano state persone che hanno potuto copiare da cellulari o tablets. La commissione che ci ha somministrato il test era estremamente rigida, non ci è stato permesso di uscire e mi sembra che da quel punto di vista lì tutti i docenti abbiano sorvegliato come segugi. Ovvio, ci sarà sempre qualcuno che malgrado i controlli riesce a fregare ma leggendo il tuo post capisco che c'è stata connivenza e scarsità di controlli da parte di chi doveva accertarsi che ognuno svolgesse il proprio test senza copiare. Ergo, mancanza di serietà da parte dell’università/istituzione. Comunque sia, a mio avviso, il problema delle selezioni è alla RADICE . Le situazioni vomitevoli che descrivi sarebbero state sicuramente evitate se al posto di un quiz a crocette avessero selezionato i candidati come Cristo comanda. Ossia, tramite selezione in base a titoli e percorso accademico-professionale e conseguente COLLOQUIO ORALE corredato da simulazioni didattiche. Una trita insomma, ma giusta. E' così che selezionano per il PGCE (Tfa inglese) ma soprattutto è così che vedi se una persona è davvero tagliata per insegnare e ha davvero le competenze adatte per farlo! Il test a crocette, oltre a dare una fotografia distorta della preparazione del candidato, si presta particolarmente al fattore fortuna (paradossalmente tirando a caso potresti prenderci e passare) e al fattore "copiatura". Ma sai com'è, è il metodo più economico per valutare migliaia di candidati e siccome il MIUR se ne infischia della qualità della didattica (a partire dal reclutamento docenti > vedi di nuovo la questione PAS) e guarda a risparmiare, col cavolo che disporrà mai commissioni SERIE che effettuano una valutazione SERIA di questo tipo, meglio il "concorso statale all'italiana" stile Fantozzi ;)

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  5. Passo ora al punto primo: le domande. Ho già espresso tutto il mio odio verso i quiz a crocette quindi non mi ripeterò. La valutazione delle conoscenze "enciclopediche" come primo motivo di scrematura tra i candidati a me sembra abbastanza assurda. Come ho già detto la prima scrematura dovrebbe essere effettuata sulle capacità e non sulle conoscenze disciplinari. Malgrado ciò stavolta devo anche spezzare una lancia....Se proprio vogliono valutare le conoscenze allora è bene non limitarsi solo ai compartimenti stagni della propria materia. Mi spiego meglio, ho conosciuto persone preparatissime in letteratura e cultura inglese ma che ignoravano quale fosse la capitale del Sud Africa, che non sapevano chi fosse Benjamin Netanyahu, che non avessero idea di come si chiamasse il presidente della Francia. In questo caso non si parla tanto di scibile quanto di cose che un cittadino di cultura medio-alta LAUREATO dovrebbe sapere. Quelle cose non le studi, ovvio! Sarebbe impossibile! Certe nozioni le acquisisci naturalmente se leggi i quotidiani, se ti informi, se hai curiosità verso il mondo, se dimostri di essere aperto e flessibile. Siccome gli studenti italiani sono abituati a studiare per blocchi e per temi, appena si esce un attimo da "quello che sta scritto sul libro" si entra nel panico. Un aspirante docente deve sapere che l'insegnante NON può limitarsi al sapere disciplinare della sua materia. Un insegnante deve avere una mente aperta, deve essere curioso verso il mondo e certe cose deve saperle per forza. Nel test d'inglese che ho fatto nel 2012 c'erano domande di geografia, di politica, di attualità e di cinema. Cose che non troverai mai in un libro e che forse non ti hanno mai insegnato in anni di università, ma pur sempre elementi che fanno parte della materia nella sua totalità. Le domande inaccettabili invece sono quelle PEDANTI. Quelle in cui si chiede la data impossibile, il dettaglio che ti ricordi solo se hai studiato la riga tale del libro tale. Ma c'è anche da dire che queste domande rappresentavano una piccola parte del totale. In sintesi, se proprio vogliono valutare le conoscenze tramite test a crocette, che lo facciano con intelligenza e ben vengano le domande di cultura generale, quelle che “non si possono studiare” – e per fortuna!

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  6. Come nota finale vorrei fare un'ultima precisazione. Quando ho letto TFA e "avanti i disonesti" mi è andata di traverso la colazione! Capisco che hai assistito a situazioni spiacevoli, che sei capitata in una sede la cui commissione si è comportata in modo poco serio e che sei indignata per questo. Lo sarei anche io al posto tuo! Ma attenzione, non generalizziamo! Dopo l'odissea delle tre prove e l'anno di fuoco del TFA (con tutti i sacrifici che ha comportato) sono particolarmente sensibile a certi titoli che leggo su giornali e blog, quindi "avanti i disonesti" buttato là senza dare un ulteriore indizio sul tema che tratti nell'articolo mi sembra un forte e inappropriato. Inoltre non dimentichiamo una cosa. Se entrerai nel circuito TFA ti renderai conto che la vera disonestà va ben oltre il copiare....la vera disonestà la vedrai quando il ministero REGALA l'abilitazione a chi non si è neanche scomodato per fare una prova selettiva a crocette ;) Inoltre, stai sicura che malgrado la prima prova sia molto propensa a mandare avanti falsi positivi, le altre due prove scremano veramente. Quindi, a meno che le commissioni dell'università nella quale effettui la prova (ovviamente dipende dalla serietà dell'istituzione) non siano totalmente corrotte, alla fine dell’Odissea ci arrivano le persone competenti. Quelli che hanno passato il primo test per il rotto della cuffia dovranno affrontare un altro scritto (mostruoso, nel mio caso) e un orale estremamente rigido, quindi (con le dovute eccezioni) il TFA lo fanno COMUNQUE i meritevoli. Quindi è difficile che al TFA ci arrivino "i disonesti”. I pochi disonesti che ho visto io all'orale sono stati umiliati talmente tanto che se ne sono andati via con la coda tra le gambe....come è giusto che sia ;) Ripeto, la vera disonestà la vedrai dopo, quando la posta in palio non è un percorso abilitante ma una CATTEDRA.

    (scusa la lunghezza dei commenti, ma ci tenevo a rispondere!)

    In bocca al lupo per tutto.

    Michela

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  8. Angela Lonardo sei stata una grande giornalista che ha saputo denunciare tutto con obiettività. Come collega giornalista e come laureata in lettere classiche, dopo anni e mesi di studio matto e disperatissimo, concordo su tutto con te. L'Italia potrà cambiare solo se ci saranno altre persone come te disposte a denunciare quello che non va. I quiz lasciamoli alla televisione come intrattenimento, insegnanti lo si è nell'animo, nel momento in cui ti trovi davanti a giovani studenti pronte ad ascoltare quello che hai da trasmettere loro. In Italia non vince lo studio, ma solo la furbizia e la propensione alla disonestà. Buona estate a tutti e Angela sei una grande giornalista, farai strada sicuramente!

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