Immigrazione. Anche i dati sono razzisti? Un’economia che si basa sulle umane tragedie, non ha futuro

CROTONE - La confusione fra flussi migratori di transito e insediamenti di stranieri in Italia, si sta facendo addirittura lacerante. Ci si divide sulla questione degli immigrati come risorsa per il Paese e si perde di vista l’incessante azione di crisi che investe senza tregua l’Italia dal 2008 e che la costringe a indebitarsi anche per fornire un aiuto umanitario essenziale ai milioni di disperati che vengono dal mare. E ci sarebbe poco da distinguere tra flussi o invasioni, ora che l’arrivo di clandestini si sta attestando intorno alle mille unità al giorno. Questi arrivi, con tutto quello che comportano, in termini di misure di soccorso e accoglienza, hanno dei costi che non si riesce a quantificare in maniera precisa, in ragione del loro vertiginoso incremento. Magari saranno pure briciole tali costi primari di primo soccorso, ma neppure tanto, giacché nel piano Cottarelli sulla nuova spending review , con l’operazione “Cieli bui” è previsto un risparmio di 200 milioni di euro spegnendo la pubblica illuminazione. E, per fare un raffronto, ecco alcune cifre che riguardano l’operazione militare e umanitaria  “Mare nostrum” iniziata a ottobre dello scorso anno per far fronte all’emergenza migratoria nel canale di Sicilia. Le cinque unità navali che si sono aggiunte a quelle della Marina, della Capitaneria di Porto e della Guardia di finanza, per un giorno di navigazione consumano tra i 60 mila ed i 15 mila euro. C’è poi la spesa sostenuta per gli elicotteri; per i droni; per gli aerei piccoli e grandi; le cifre oscillano fra i 4 mila ed i 13 mila euro per ora di volo. E non basta ancora, perché c’è da inserire nel conto i costi per le indennità d’imbarco per i circa 800 marinai delle unità navali, che ammonterebbero a 300 mila euro a giornata e quegli altri per il personale operativo a terra; non meno di  1,5 milioni in un mese.
I dati sono tratti da “Il Sole 24 Ore” e si fermano a una stima di dieci milioni di euro al mese, attinti a una dotazione di oltre 200 milioni messi a disposizione dal Governo e prelevati dai vari ministeri. Al buio gli italiani per le strade, come ai tempi di “Jack lo squartatore di Londra” per risparmiare 200 milioni di euro e altrettanti che si spendono per consentire un’operazione umanitaria più che legittima, sacrosanta e doverosa, ma che non dovrebbe essere a carico dell’Italia solamente, se è vero che i migranti sono solo di transito qui da noi. Se nel rapporto dare e avere tra Stato italiano e migranti, alla luce dei report della Caritas “Migrantes”, è l’Italia a guadagnarci (non meno di 1 miliardo e 400 mila euro all’anno), beh, quel quinto di miliardo di euro è ben speso. Ma forse le cose non stanno esattamente così; forse questo esodo di popoli che sta travolgendo l’Italia non capita nel momento migliore che essa sta vivendo; forse ancora appaiono esacerbati i rapporti tra italiani e migranti in ragione di un malessere diffuso che sta durando da troppo tempo, che sta distruggendo il tessuto sociale e annientando i valori morali e culturali di un popolo. L’Italia è per la Germania e quindi per la UE, quelli che erano “l’Asino grigio” e “Rosso mal pelo” per Giovanni Verga. L’uno finì per schiantarsi al suolo, stremato da bastonate e fatica, l’altro si perse per sempre nelle viscere della terra. E’ però assolutamente comprensibile che la Chiesa stia dalla parte dei migrantes, sempre ammesso che ci sia uno schieramento in atto tra chi li accoglie a braccia aperte e chi vorrebbe che annegassero prima di arrivare;grazie al cielo non siamo arrivati sino a questo. Ma non dobbiamo neppure arrivare al punto di intravedere sbocchi occupazionali e tornaconti economici derivanti da questo drammatico esodo biblico, che prima o poi finirà (magari a travaso di continenti completato). Si calcola che loro, gli immigrati, praticamente tutti di fede musulmana, nel volgere di cinquanta anni saranno la maggior parte della popolazione italiana, giacché a oggi, quelli regolarizzati sono oltre 5 milioni. Prima del deflagrare della crisi, Romano Prodi andava dicendo che i cinesi erano una grande risorsa per l’Italia, perché avevano ripreso a mangiare e che avrebbero portato ricchezza, comprato di tutto da noi; dal grano al riso carnaroli. Hanno mangiato; Prato, per esempio, e quasi tutto il comparto nazionale del tessile. Per contro, ed è la verità, hanno assunto pure personale italiano nelle loro fabbriche, nei loro negozi e nei laboratori; hanno creato occupazione, come non hanno fatto le aziende nostrane. La solita storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Ma che gli immigrati siano una risorsa e che addirittura incrementano gli incassi dello Stato italiano, forse è da verificare e, se così fosse, andrebbe testata meglio l’attendibilità del dato. Vediamo dunque cosa dicono i “razzisti” , quali conti portano nei loro report. Loro dicono che si spendono fra i 34 ed i 52 miliardi l’anno per loro, e se ne incassano 3,5, e solo per Irpef; Iva e tasse sui permessi di soggiorno. Per  quelli che non mandano giù la presenza degli oltre 5 milioni di stranieri presenti regolarmente in Italia e che pubblicano i propri report; non saranno gli immigrati che garantiranno la pensione agli italiani con le loro contribuzioni previdenziali. Il gettito Irpef derivante dal lavoro degli stranieri non va ad aggiungersi a quello esistente, giacché la disoccupazione ha raggiunto soglie mai viste e coinvolge tanto gli italiani quanto i non italiani: si spoglia un santo per vestirne un altro. Allo stesso modo, come è giusto che sia, gli ammortizzatori sociali, vanno erogati anche agli stranieri che si trovano espulsi dal mercato del lavoro e che fanno lievitare il numero complessivo di soggetti interessati a questo genere di assistenza. Difatti, nel 2011, secondo l’ISTAT, tra i 2 milioni e 145 mila disoccupati, c’erano anche 560 mila stranieri. Nel volgere di soli tre anni la situazione occupazionale italiana è andata in metastasi e si è oltrepassata la soglia dei tre milioni di senza lavoro; proporzionalmente è aumentato pure il numero di disoccupati stranieri. E’ dunque ovvio che nessuno si sognerebbe di emigrare verso una terra che non può offrire alcuna garanzia occupazionale; nessun futuro. E quindi, la presenza in Italia di 5 milioni di stranieri non è una risorsa,(seppure non c’è problema a considerarla un arricchimento culturale e sociale) laddove il montante di rimesse verso i paesi d’origine è un fiume del quale non si riesce a misurare la portata. Soldi che non vengono spesi dai lavoratori stranieri, o che vengono da loro risparmiati grazie alle garanzie che lo Stato offre, in termini di esenzioni, di politiche abitative e assistenziali. All’Italia rimangono i costi; quelli per la permanenza di stranieri nelle carceri, per esempio. Nel giugno 2011, secondo i dati del Ministero della Giustizia, su  67.394 detenuti nelle patrie galere, ben 24.973 sono stranieri: il 37,1%. Il che comporta una ulteriore spesa annua di circa 4 miliardi.  “Lusso e pititto” si dice da noi; non si riesce a garantire un futuro, un lavoro e neppure la continuità lavorativa per chi ha già un’occupazione; si rende precario quel poco che c’è; si concepisce senza prospettiva quello che potrebbe essere creato, eppure si ha la pretesa di affrontare e gestire, con le sole risorse ordinarie dello Stato, senza cioè andare a dire all’Europa che deve pagare il pedaggio di questo autentico riversarsi di un continente in un altro. I governi nazionali si concedono il lusso di non andare a dire  che quanto si spende per far fronte all’esodo di massa non può andare ad aggiungersi al fondo salva stati, giacché l’Italia stessa è uno Stato da salvare. Per inciso, il recente innalzamento del nostro debito pubblico, lo si deve anche ai circa tre miliardi di euro versati sul cosi detto  “European stability mechanism” ed al miliardo e mezzo versato sul conto   “European financial stability facility”. Tradotti in gergo dialettale, questi due termini afferenti la stabilità finanziaria dell’ Unione Europea, suonerebbero così: “il povero non aveva ed elemosina faceva”. Una situazione degna della migliore tradizione biblica, tra esodo d’Egitto e Torre di Babele, ma interpretata in senso opposto, giacché il buon Dio non vedeva di buon occhio il concentrasi di genti in piccole porzioni del creato; e per questo inviò Mosè a condurre oltre il Mar rosso gli ebrei e distrusse  quella torre che avrebbe dovuto ospitare e contenere l’intera umanità, creando il deserto tutto intorno. Un’economia che si basa sulle umane tragedie, non ha futuro.

di Antonella Policastrese

submit to reddit





Commenti