Seminara e Strati nella duplicazione del reale, Alvaro e Grisi nella letteratura estetica

Seminara e Strati nella duplicazione del reale, Alvaro e Grisi nella letteratura estetica
ROMA - Qual è la diversità tra Corrado Alvaro, Fortunato Seminara, Francesco Grisi e Saverio Strati? Non si tratta di una contestualizzazione storica. In letteratura le contestualizzazioni hanno poco senso sul piano di una chiave di lettura che possa precisare una sintesi in termini estetici. 
Alvaro, pur partendo da una visione quasi "descrittiva" con "Gente in Aspromonte" pone come riferimento una enigmaticità che si sottolinea in quelle memorie che diventano un mondo sommerso. È inevitabile raccordare a questa attenzione la presenza di Marcel Proust. Ma Alvaro già con "L'uomo nel labirinto" aveva impostato le linee di una letteratura completamente oltre il realismo. Pienamente descrittiva è la tavolozza letteraria di Seminara che, comunque, adotta delle metafore alvariane come il vento e l'uliveto.
Su questa strada resta il percorso di Strati che aggiunge alla descrizione del reale in un tassello antiestetico che è la cronaca. Sia in Seminara che in Strati la letteratura è il reale e la dimensione estetica è assente, anzi la si evita per dare un segno tangibile  alla rappresentatività della cronaca.
Né Seminara né Strati sono nel segno della memoria e del mondo "magico", ovvero sommerso.
La visione letteraria di Francesco Grisi, invece, è completamente diversa rispetto a Seminara e Strati. Molto vicino a Corrado Alvaro, disegna, con una acuta estetica del linguaggio e della spaziatura narrativa, un quadro in cui il personaggio incontra l'avventura lungo il camminare del destino. Forte della lezione di Giacomo Debenedetti supera completamente il realismo e sottolinea l'importanza del destino del personaggio proprio dentro un mondo sommerso, che è il mondo onirico delle radici.
Sia Alvaro che Grisi non fanno della letteratura uno strumento di denuncia. Fanno arte dentro la letteratura. 
Seminara e Strati tentano di fare letteratura usando gli strumenti sociologici.
A definire queste cesellature interviene la presenza di Giuseppe Berto con la sua interpretazione dei simboli che hanno caratterizzato la sua Calabria. Non più denuncia dell'emigrazione, ma il saper raccogliere il senso del ritorno nel mito delle eredità. 
Berto recupera la profonda grecità espressa tra gli archetipi di Alvaro. Propone la Calabria dei simboli attraverso non la realtà della fuga ma la metafora del viaggio. In Berto c'è Alvaro. Grisi raccoglie la testimonianza di Alvaro e l'amicizia di Berto, con il quale si stabilisce un dialogare letterario sui modelli narrativi contemporanei. 
Berto è lo scrittore non calabrese che racconta una Calabria in cui le griglie simboliche diventano scavi antropologici di una civiltà tra Mediterraneo e Adriatico. Distante da Seminara e Strati, Berto è con Alvaro e Grisi lo scrittore di un immaginario indefinibile che segna il viaggiare tra personaggi e destini di una avventura che è tempo e non più storia, mistero e non ragione. È qui l'incastro di una letteratura che si ferma allo specchio del realismo (Seminara e Strati) e una letteratura che  supera abbondantemente il "provincialismo" e diventa linguaggio oltre la realtà in una letteratura che è arte, che ha durata, che resta (Alvaro, Grisi e il non calabrese Berto).
La letteratura come memorie del mondo sommerso e non come sovrastrutture tra storia e realtà. L'estetica di Alvaro e Grisi. La duplicazione del reale di Seminara e Strati. Berto e la Calabria del mare.

di Micol Bruni

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