La filosofia politica di questo Governo? Un torrone dell’anno precedente al quale è stata cancellata la scadenza…

foto di pierfranco bruni
ROMA - Ci sono stati costanti scalpitii nella politica di questi mesi. Continuano a verificarsi situazioni che sembrano portare a percorsi nuovi o alternativi, ma oramai l’abitudine a vivere il “pantano” sta sconvolgendo e rafforzando un senso di rassegnazione. Sconvolge un metodo nel confronto tra idee e strategie politiche, ma la rassegnazione a considerare la politica un fatto negativo è sotto ogni albero di natale. Si dice che non se ne può più di questa politica e dei cittadini che praticano la politica e, comunque, si resta ad osservare sperando che qualcosa cambi affinché decisamente nulla possa
mutare. È sempre attuale Tomasi di Lampedusa.
C’è rassegnazione motivata perché in ogni famiglia gli spazi economici, ma anche di pensiero si sono ristretti. Di pensiero perché? Perché è semplice. Tutti pensiamo in modo rivoluzionario, ma tutti siamo pantofolai e giunta la sera ci addormentiamo davanti al chiacchiericcio sgrammaticato dei nostri politici. 
C’è però in atto una strategia che stiamo molto sottovalutando. Il panorama si è molto accerchiato al centro. Persino le ali sono diventate mediocri centrocampisti. Tra il pensare di Renzi e quello di Alfano non passa molta acqua sui fiumi che scorrono tra Letta e Napolitano. 
Non è questione di far primeggiare un’idea di fare politica in un modello sistematico alternativo. Non mi pare. Basta ascoltarli o leggere le loro interviste per capire ciò. Persino i vendoliani si stanno accerchiando intorno alla abbinata Renzi – Alfano – Letta – Napolitano. 
Non si tratta di un tirare un dado politico in una scacchiera precisata, ma di chi può reggere il potere governando o di chi deve governare esercitando potere. Ritorna quanto mai attuale il pensiero del Segretario fiorentino Machiavelli. Ma sorge un problema serio. 
Le ali estreme che fine hanno fatto? La sinistra già comunista, quella che una volta era massimalista, è rimasta agli angoli. Non si comprende bene la posizione di D’Alema nelle piroette strategiche e magiche. Non esprime più idee, non fa politica, conta sempre meno nelle scelte, ma era quella che ragionava realmente di politica? La destra, come già sostenevo in altra occasione, è stata colpita da una bacchetta magica ed è sparita mentre la sua cultura si è nascosta. Si è lasciato il campo non più alla visione dominante di un pensiero politico o ideologico, ma ad una immaginario che è prettamente finalizzato al potere. 
Realmente i mezzi giustificano i fini o i fini giustificano i mezzi (Machiavelli mai disse questa frase anche se nelle scuole italiane ancora gli viene attribuita)? 
Sembra di aver toccato la farsa, ma non è così. Il problema è molto serio. Qui non abbiamo di fronte degli statisti alla Moro, alla Berlinguer, alla Malagodi, alla Craxi o politici seri come Almirante, Ingrao, Fanfani. Siamo in un tempo completamente mutato. 
Il pensiero non muove più le strategie per una rivoluzione delle culture. Si parte non dalla filosofia dell’utopia, ma dal potere che deve abbandonare l’utopia per farsi semplicemente governativo. La grande tristezza è proprio questa. 
Mi fa ripensare a quando Lucio Colletti sanciva la fine delle ideologie. Sono passati secoli e le ideologie in cenere sono diventate strumenti che non hanno senso. 
Abbiamo commesso un grave errore che è, appunto, quello di celebrare il funerale alle ideologie non pensando mai che seppellite potesse sorgere un “imperialismo” accerchiante, che senza idee e senza tradizione governa la Nazione italiana. 
Qual è la filosofia politica di questo Governo? Chi saprà mai rispondere? Forse chi darà una risposta ragionevole troverà sotto l’albero soltanto un torrone dell’anno scorso dove è stata cancellata la scadenza.

di Pierfranco Bruni


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